Comune di Villa Santina

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LA STORIA - LUOGHI DA VISITARE

AREA DELLA STAZIONE

stazione

All’interno dell’area vi sono due edifici di particolare interesse: la vecchia stazione caratterizzata dalle aperture ad arco a tutto sesto che si sviluppano al piano terreno; all’interno sul soffitto dell’atrio, sono presenti motivi ornamentali dipinti, in stile che richiama la pittura di inizi novecento.Al piano terra è conservato parte dell’originale arredamento in dotazione all’edificio. L’albergo “Alla Stazione”, ora adibito ad abitazione privata, è stato costruito nel 1911, ha pianta rettangolare e si articola su tre piani. La facciata principale è decorata con motivi ornamentali tipici dell’epoca. 

Risalendo per un tratto di via Roma si imbocca, sulla sinistra, via Libertà che conduce al complesso della Stazione ferroviaria, dove da circa un anno è presente una locomotiva, situata al centro della piazza. 

COL DI ZUCA - SCAVI ARCHELOGICI

foto scavi

Gli scavi archeologici condotti negli ultimi anni hanno permesso di portare alla luce un complesso culturale di epoca paleocristiana (V secolo d.C.), con fasi di sviluppo altomedievali che giungono sino al VII secolo d.C. Sul Col di Zuca vi era l’area dove la popolazione autoctona seppelliva i propri morti. Gli scavi hanno rivelato i resti di una basilica ad aula rettangolare, senza abside, di cui si può ancora osservare parte della pavimentazione, decorata a mosaico.  

Gal campo sportivo della pineta ci si dirige verso il maneggio lasciando sulla destra il laghetto dei pescatori. Proseguendo, dopo un ponticello di assi, il canale d’acqua si allarga a formare una polla d’acqua circondata dalla vegetazione spontanea. Al termine del percorso si giunge al Col di Zuca, sito archeologico con tracce visibili di un antico insediamento.

Bibliografia:
G. Fingerlin- J. Garbsch- J. Werner, Gli scavi nela castello longobardo di Ibligo- Invillino (Friuli). Relazione preliminare delle campagne del 1962, 1963 e 1965, in “Aquileia nostra” XXXIX (1968); G. Gortani, Il castello d’Invillino, cenni storici (per le nozze Marangoni- Micoli), Tolmezzo, Paschini, 1884, pp. 15; P.S. Leicht, Ibligine, in “Memorie Storiche Forogiuliensi”, vol. X, 1914, pp. 258-259; G.Marinelli, Guida della Carnia, Udine, Società Alpina Friulana, 1889; T. Miotti, Castelli del Friuli, vol. 1, carnia, feudo di Moggio e capitanati settentrionali, Udine, Del Bianco, 1977, pp. 74-77; T. Miotti, Dov’erano e com’eranoi castra citati da Paolo Diacono, in “Atti dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Udine”, vol. LXXX (1987), pp. 195- 214; T. Miotti, S. Vicentini, P. Bellina, A. di Montegnacco, O. Fabbro, G. Rosa, P. Siega, G. Tognon, Il castrum diaconiano di Ibligo e l’altopiano di Lauco, in “Sot la Nape” a. XLII, n.2, (1990), pp. 27-39 

FORTINI DEL VALLO ALPINO DEL LITTORIO

La posizione delle Valli Carniche, a ridosso dei confini delle Alpi, le ha rese nei millenni naturali sentinelle contro gli sconfinamenti dei popoli continentali verso le fertili pianure d’Italia e conseguentemente le ha elette ad ospitare quei capisaldi difensivi fondamentali come sono le fortificazioni, basate da sempre su due arcaici principi prottettivi: la massa coprente e l’ostacolo.
Questa funzione di vigilanza a tutela del resto della Nazione la Carnia l’ha pienamente svolta anche durante i primi mesi del 1939 quando si evidenziò l’esigenza di realizzare un vasto e complesso sistema di sbarramenti per rendere “ermetici alcuni passi”, e quindi sbarrare le direttrici di penetrazione del potenziale nemico creando quel sistema difensivo che dal marzo 1940 prese ufficialmente il nome di Vallo Alpino del Littorio.
Nel comprensorio del Comune di Villa Santina vi sono ospitate delle opere in caverna, parte integrante del complesso di fortificazioni della Carnia: un articolato e diffuso sistema di sbarramenti eretti a difesa dello sbocco in pianura delle direttrici stradali e delle valli.
Cinque sono le opere fondamentali di Villa Santina, tutte attestate sulla riva destra del fiume Tagliamento e nate per operare in sinergia con quelle di Preone (verso est), con quelle di Verzegnis (verso ovest). Fondamentalmente sono tutte opere di tipo B: grosse opere architettoniche in grado di resistere isolate per diverso tempo, provviste di locali e servizi sotterranei per ritardare l’avanzata, facilitare il tiro delle artiglierie in fortezza e incanalare eventuali attacchi. 

Dotate di due ingressi attivi di 5-6 casematte in calcestruzzo per mitragliatrici di camerate depositi e quanto necessario al loro esercizio attivo; il grosso dello sviluppo delle fortificazioni è lineare, ricavato sotto la roccia dei rilievi montuosi del territorio e di cui le casematte sono l’unico elemento affiorante in superficie, le fortificazioni si articolano su tre piani sotterranei per un complessivo dislivello di un massimo di 30 metri, i collegamenti verticali sono realizzati mediante pozzi circolari destinati ad ospitare scale a chiocciola.

Bibliografia
S. Silvestri, La strada Romana della Valcanale, Tavagnacco, Arti Grafiche Friulane, 2002;
G. Pittino, Villa Santina, Carnia Notizie storiche, itinerario artistico/turistico, toponomastica, Udine, Tipografia Filacorda, 1970  

LINK http://www.silvestriingsergio.it 

INVILLINO COL DI ZUCA MOSAICO

mosaico

Il territorio del Parco Intercomunale delle Colline Carniche non ha ancora mostrato la profondità e la ricchezza della sua storia antica, infatti queste zone sono, ancora oggi, oggetto di studio. Il sito archeologico del Col di Zuca è di grande interesse visto che i materiali più antichi, risultanti dalle campagne di scavi, risalgono al I secolo d.C.

Bibliografia:
V. Bierbrauer, Gli scavi di Ibligo-Invillino, Friuli. Campagne degli anni 1972-1973 sul colle Zuca, “Aquileia Nostra” XXXXIIII (1973), coll. 85-126: V. Bierbrauer, Invillino- Ibligo in Friaul. Die romische siedlung und das spatanik Fruhmittlelaltelaterlichen castrum, Munchen, Beck’sche Verlagsbuchandlung, 1988 (munchen Beitrage zur Vor- und Frugesschichte, 34, herausgeben von Joachin Werner); P. S. Leicht, Ibligine, in „Memorie Storiche Forogiuliensi “, vol. X, 1914, pp. 258-259; J. Werner, Scavi d’Invillino. Relazione sommaria, in “Aquileia nostra”, XXXVII, 1966. 

PIEVE DI SANTA MARIA MADDALENA

pieve di santa maria

Una delle undici antiche pievi della Carnia; l’origine viene fatta risalire al VI-VII secolo in base agli scavi archeologici che hanno documentato tre diverse fasi costruttive. Fino al XV secolo la Pieve, unico edificio di culto in cui fosse permesso amministrare i sacramenti, servì la popolazione di Villa Santina, Lauco, Trava, Vinaio, Avaglio, Esemon di Sopra ed Allegnidis. L’attuale Chiesa costruita nel 1431 probabilmente con le pietre di una precedente costruzione, è forse opera del maestro Stefano fu Simone di Mena, carpentiere di Venzone.All’interno degni di nota sono un dipinto di Antonio Agostini (1570) e un tabernacolo in pietra con le figure dell’Annunciazione del XV secolo. La chiesa ospitava in passato un importante altare di Domenico da Tolmezzo, di cui oggi si può ammirare una copia (l’originale è conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Udine) 

P.Quai, Chiese della Carnia, Val Tagliemento- Val Degano, (due volumi), 1961; C.G. Mor, Un’iscrizione longobarda della pieve (Carnia), in “Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”; anno accademico 1963-64 Tomo CXXII- Classe di scienze morali e lettere, Venezia, Stamperia di Venezia, 1964, pp. 365-377; C.G. Mor, Un capitolo nella storia del vescovado carnico, in Darte e la Cjargne, numero unico per il 58° congresso della Società Filologica Friulana, Udine, Società Filologica Friulana, 1981, pp. 84-93; P. Paschini, Notizie storiche della Carnia, da Venzone a Monte Croce e Caporosso, Udine, Libreria Editrice Aquileia, 1960; G. Pittino, Villa Santina, Carnia. Notizie storiche, itinerario artistico/turistico, toponomastica, pubblicazione a cura della Pro Loco, fotografie Renato Simonetti, grafica di Giovanni Pielli, Udine, Tipografia Filacorda, 1970, pp. 32; L. Romano, G. Pittino, Villa Santina 

SANTUARIO DELLA MADONNA DEL PONTE

madonna del ponte

Sul luogo dove esisteva un ancona del tardo Cinquecento sorge, dalla metà del XIX secolo, il santuario della Madonna del Ponte. La piccola chiesa ha un’aula rettangolare senza presbiterio distinto, con altare collocato in un piccolo vano aggiunto, sempre di forma rettangolare. Sul lato sinistro vi è una porta a tutto sesto con stipiti ed archivolto di tipo seicentesco; un portico a capanna, rimaneggiato in tempi recenti, completa il lato anteriore.L’ubicazione della chiesetta è assai suggestiva, questa domina le acque del fiume Tagliamento. Probabilmente la sua ubicazione, in questo particolare punto particolarmente pericoloso del fiume Tagliamento, è da attribuire alle invocazioni che i traghettatori innalzavano alla Vergine, affinché questa proteggesse i loro carichi.

I luoghi di culto in Carnia sono posti in punti strategici, questi costituivano dei veri e propri capisaldi visibili del territorio. Tra le più antiche chiesette vi è anche quella di Madonna del Ponte; l’edificio realizzato da una maestranza locale, è la tipica espressione della cultura artistica ed artigianale che caratterizzava la comunità del tempo.Per raggiungerla si prende la strada che porta a Verzegnis e in prossimità del ponte sul fiume Tagliamento sorge il Santuario della Madonna del Ponte.

Bibliografia:
G. De Crignis, Villa Santina- Invillino. Memorie d’un anno di guerra. Maggio 1944- Maggio 1945, Villa Santina, 1987; G. De Crignis, Cinquant’anni di sacerdozio nelle comunità di Lovea, In villino, Ampezzo e Raveo, Tolmezzo, 1993, pp. 41 (capitolo Ad Invillino. Sabato 29 gennaio ’44 domenica 9 ottobre ’88, pp. 13-18); A. Fior, Le chiese di In villino, in “Quaderni della F.A.C.E.- Rassegna della Famiglia Artisti Cattolici Ellero”, n. 44 (1974), pp. 20-25;